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Illustrazione di Franco Vasconi – https://francovasconi.com/

C’è un luogo, a Montechiaro Piana, dove tutto è cominciato e dove tutto continua ad accadere: l’ombra lunga della vecchia ciminiera, ultimo ricordo della fornace di mattoni che un secolo fa dava lavoro al fondovalle della Bormida di Spigno.

È qui che nel 1982 un gruppo di ragazzi — in gran parte della frazione Piana, ma anche dei paesi vicini — decise che questo territorio meritava di più che essere soltanto attraversato. Nacque così la Polisportiva Montechiaro: non solo una società sportiva, ma un’idea di comunità. Lo sport come pretesto per stare insieme, le feste come modo per tenere vivo un paese che l’emigrazione del dopoguerra aveva reso più silenzioso.

Da oltre quarant’anni la Polisportiva anima la zona sportiva della Ciminiera — il calcetto, lo sferisterio, il tennis, le bocce, la palestra — e soprattutto custodisce e rinnova le tradizioni che raccontano chi siamo. La Fiera del 12 agosto, la “Fera”, erede diretta degli antichi mercati bovini già descritti nell’Ottocento dal Casalis: l’esposizione dei capi e degli animali da cortile, i trattori, la trebbiatura come si faceva una volta, il mercato dei prodotti della terra, il liscio la sera. E dal duemila la Fiera Regionale del Bue Grasso dell’8 dicembre, unica in provincia di Alessandria, riconosciuta accanto alle grandi rassegne di Carrù, Moncalvo e Nizza Monferrato: gli allevatori che si sfidano per la gualdrappa, il gran bollito misto preparato dai nostri cuochi nel capannone del centro sportivo, il mercatino di Natale, i giochi, la tombola. Più di vent’anni di edizioni che richiamano visitatori dal Basso Piemonte e dalla vicina Liguria, con cui Montechiaro commercia da sempre.

Negli anni la Polisportiva ha saputo anche guardare avanti: il Festival Motorsport, lo slalom automobilistico tra i Calanchi, le collaborazioni con il Comune, la Pro Loco e le associazioni del territorio, le iniziative di solidarietà come i festival il cui ricavato è stato devoluto all’Ospedale Pediatrico di Alessandria.

Perché in fondo la nostra storia è semplice: siamo volontari. Gente che monta i tavoli, accende i fornelli, taglia il bollito, traccia i campi, appende le luci. Gente che crede che un piccolo paese resti vivo finché c’è qualcuno disposto a organizzare qualcosa per gli altri.

Dal 1982, a Montechiaro, quel qualcuno siamo noi. E la storia continua.